I nostri recuperi

Nel corso degli anni il Museo Civico delle Forze Armate è riuscito a recuperare, prendendosene cura, decine di oggetti talvolta destinati alla trascuratezza se non all’oblio. Inoltre, in convenzione con altri Enti abbiamo operato interventi manutentivi di numerosi cimeli al fine di restituirne ai visitatori, quando possibile, l’aspetto originario.

In questa pagina condividiamo alcune delle operazioni più significative degli ultimi anni.

Il semovente di artiglieria M7 Priest

Un recupero recente del Museo riguarda un raro semovente di artiglieria modello M7 del 1942. Il veicolo venne usato dall’esercito americano durante la Seconda Guerra Mondiale (quasi certamente durante la Campagna d’Italia) come pezzo di artiglieria mobile (montava un obice da 105 mm). In seguito, venne acquisito dall’Esercito Italiano ed inquadrato in un reparto di artiglieria.

Rimasto operativo fino alla fine degli anni Cinquanta il Priest venne quindi donato dall’Associazione Artiglieri all’Associazione Nazionale del Fante di Pioltello che per decenni lo ha esposto presso la sede della locale sezione.

Nel 2022 il Museo delle Forze Armate è riuscito ad accordarsi con l’Associazione del Fante di Pioltello per restaurare e valorizzare un pezzo di sicuro valore storico rimasto esposto alle intemperie per molti decenni.

Il mezzo, musealizzato, verrà così restituito alla collettività.

Il carro armato Sherman Hybrid IC

Ad inizio 2022 il Museo delle Forze Armate 1914-1945 in seguito di una richiesta della Presidenza dell’Associazione Nazionale Carristi d’Italia, ha recuperato e portato a Montecchio presso la ditta Svecom PE, già ricostruttrice del FIAT 2000, un raro carro armato Sherman modello Firefly IC acquisito a suo tempo dall’ANCI, sezione di Verona.

Il carro, di fabbricazione Chrysler 1943 servì le forze corazzate britanniche durante la Campagna d’Italia del 1944-1945 e nel primo dopoguerra passò all’Esercito Italiano che lo impiegò fino agli anni Cinquanta. Rimasto a lungo presso la Caserma Passalacqua di Verona, circa vent’anni fa venne portato a Sant’Anna di Alfaedo dove costituì un monumento dedicato ai carristi che qui ricordano un’area di addestramento dei reparti carri durante la Seconda Guerra Mondiale.

A seguito di una ricognizione effettuata nel 2021 venne constatata la necessità di operare per la salvaguardia del mezzo che, esposto agli eventi esterni e ai vandalismi, internamente si presentava in pessime condizioni.

Da qui la richiesta della Presidenza Nazionale ANCI che, con lo scopo di restituire dignità ad un veicolo ormai estremamente raro (sono noti solo una ventina di esemplari in tutto il mondo) ha affidato il mezzo al Museo delle Forze Armate 1914-1945 attraverso le operazioni di restauro da parte del presidente Giancarlo Marin presso la ditta Svecom.

Le operazioni di restauro sono attualmente in corso.

La fotoelettrica Galilei

Prodotta dalle Officine Galileo Galilei la fotoelettrica servì per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale nella zona di Venezia.

Pesante quasi 2 tonnellate il diametro dello specchio misura un metro e mezzo e la potenza della lampada era di 19,2 KW con intensità di corrente a 240 AMP.

Ogni fotoelettrica era composta oltre che dal proiettore anche di una colonnina di puntamento, un ascoltatore ed un gruppo elettrogeno.

I proiettori da ricerca furono usati massicciamente per la difesa da attacchi aerei notturni o per il controllo delle acque. Generalmente una stazione era composta da tre postazioni in grado di illuminare fino a 5 km di distanza.

Nella foto: la fotoelettrica prima e dopo l’importante intervento manutentivo.

Il modello visibile, recuperato dall’ANMI di Schio presso l’Arsenale di Venezia alla fine degli anni Ottanta, è esposto al Museo a seguito di un accordo con Comune di Schio con beneplacito dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia della locale sezione.

La locomotiva

Locomotiva giunta cinque anni fa dal Friuli dove era in stato di totale abbandono.

Oggi sappiamo che dovrebbe trattarsi dell’ultimo pezzo superstite di quattro “sorelle” costruite dalla StEG (prima fabbrica di locomotive Austro Ungarica) nel 1919 per il Cantiere Navale Triestino e destinata allo stabilimento di Monfalcone.

Stando alle ultime informazioni reperite pare che l’ultimo servizio svolto, negli anni Sessanta, sia stato quello di servizio tradotta per gli operai tra la banchina allestimento e la zona mensa.

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